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GUIDA ALLA REDAZIONE DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI Regole e suggerimenti

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E’ disponibile online la Prima edizione del gennaio 2011 della “GUIDA ALLA REDAZIONE DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI Regole e suggerimenti”, presentata lo scorso 18 giugno 2010 a Firenze. La Guida è stata predisposta al fine di migliorare la comprensibilità e la capacità comunicativa degli atti amministrativi, di offrire maggiori garanzie circa la loro legittimità e di facilitare il loro trattamento informatico. Gli utenti registrati possono liberamente effettuare il download del testo, direttamente a questo link.

Include gli allegati:

  • A. Forme di citazione
  • B. Guida per un controllo finale del testo
  • C. Griglia per l’analisi di un atto amministrativo
  • D. Glossari
  • E. Esempi di riscritture di atti
  • F. Tipologie di atti e provvedimenti amministrativi.

A cura del gruppo di lavoro promosso da Istituto di teoria e tecniche dell’informazione giuridica e Accademia della Crusca:

GABRIELLA ALFIERI, Università di Catania, Accademia della Crusca – MARCO BIFFI, Accademia della Crusca, Università di Firenze-Clieo – AGOSTINO BULTRINI, Ancitel spa – BARBARA CACELLI, Comune di Livorno – PAOLO CAPPELLETTO, Consiglio delle Autonomie Locali-Regione Toscana – MASSIMO CARLI, Università di Firenze – ANDREA CHIARI, Tecnodiritto srl – COSTANTINO CIAMPI, Ittig-Cnr – SALVATORE DETTORI, Ancitel spa – SEBASTIANO FARO, Ittig-Cnr – ANGELA FRATI, Accademia della Crusca, Università di Firenze-Clieo – ANNA GENTILE, Consiglio regionale della Toscana – MARIO GRASSIA, Comune di Livorno – STEFANIA IANNIZZOTTO, Accademia della Crusca, Università di Firenze-Clieo – GRAZIELLA LAUNARO, Comune di Livorno – RAFFAELE LIBERTINI, Ittig-Cnr – NICOLETTA MARASCHIO, Accademia della Crusca, Università di Firenze-Clieo – PIETRO MERCATALI, Ittig-Cnr – GIANCARLO MINUTOLI, Comune di Livorno – CARLA PARADISO, Consiglio regionale della Toscana – SABRINA PELLEGRINO, Comune di Livorno – MARTA PICCHI, Università di Firenze – MARINA PIETRANGELO, Ittig-Cnr – PAOLA RAMOINO, Comune di Livorno – CECILIA ROBUSTELLI, Università di Modena e Reggio Emilia, Accademia della Crusca – FRANCESCO ROMANO, Ittig-Cnr – COSTANZA SANCHINI, Università di Firenze – ROSARIA SARDO, Università di Catania, Accademia della Crusca – PIERLUIGI SPINOSA, Ittig-Cnr – DARIO ZULIANI, Ittig-Cnr

 

Guida alla redazione degli atti amministrativi – regole e suggerimenti

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Altre guide e manuali

 

Modelli di Atti Amministrativi

Modello della struttura formale di Deliberazione Consiliare

Deliberazione
COMUNE DI …..
N. …. Registro delle deliberazioni di Consiglio Comunale
Prot. n. …………..

VERBALE DI DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE:
Oggetto: (es. Costituzione consorzio per smaltimento rifiuti: approvazione Statuto)

Consiglieri assegnati al Comune n. ………..
in carica n. …………
Sessione ………… (ordinaria o straordinaria)
Seduta ………… (pubblica o segreta)
…………. (1° o 2°) convocazione (in caso di assenza del quorum nella prima)

L’anno duemila ……………… addì …………… del mese di ……………….. alle ore ……………….. nella sala consiliare
PREVIO AVVISO ai Sigg. Consiglieri in data ….. in tempo utile ai rispettivi domicili e previa comunicazione al Sig. Prefetto, in data ….. con nota prot. …………….;
DATO ATTO CHE ai fini di pubblica conoscenza è stato affisso l’avviso di convocazione all’Albo pretorio comunale;
Assume la presidenza il Sig. ……, assiste alla seduta il Segretario comunale Sig. ……., che procede all’appello nominale dei Consiglieri;

Risultano presenti: i Consiglieri:. ………………………………………,
assenti: i Consiglieri: ………………………………………………………….;

Di seguito constatato il numero legale degli intervenuti il Presidente dichiara aperta la seduta e designa scrutatori i Sigg.:
1)……………………………….
2)……………………..
3)………………………

Il Presidente invita alla discussione del n. …….. dell’o.d.g. e rende noto ai Sigg. Consiglieri che sono stati espressi i seguenti pareri in ottemperanza al testo unico:
Regolarità tecnica- art. 49 t.u.- parere favorevole del responsabile del servizio …… Sig. ……….;
Regolarità contabile- art. 49 t.u.- parere favorevole del responsabile del servizio ….. Sig. …….
Atto deliberativo vero e proprio del Consiglio comunale.

Intestazione

IL CONSIGLIO COMUNALE

Preambolo.

Parte narrativa (Si indicano le ragioni giuridiche e tecniche, nonché le norme legislative, statuarie e regolamentari che giustificano l’adozione dell’atto).

PREMESSO CHE [ragioni giuridiche]
RICORDATO CHE [ragioni tecniche]
CONSIDERATO CHE [norme legislative]
CONSIDERATO CHE [norme statuarie]
VISTO [norme regolamentari]

Nei pareri (Indicazione del tipo di parere reso dai responsabili dei servizi)

ATTESO CHE [testo parere]

Motivazione

DATO ATTO CHE [testo motivazione]

RISCONTRATO CHE apertasi la discussione nessun Consigliere ha richiesto la verbalizzazione in delibera del proprio intervento, né che vi siano dichiarazioni di voto;

Se ci sono interventi dei Consiglieri
[testo interventi Consiglieri]

PROCEDUTOSI alla votazione nelle forme previste dallo Statuto:
con voti favorevoli …….., contrari …….., astenuti …….;

CONSTATATO CHE la votazione ha riportato i voti della maggioranza dei componenti il collegio in base all’art. 31 t.u.;

Dispositivo

DELIBERA

1) di approvare [testo]
2) di autorizzare [testo]
3) di procedere [testo]

Formula di eseguibilità ed efficacia (se presente)

Con separata votazione la delibera è dichiarata immediatamente efficace

Sottoscrizione

Il Presidente del Consiglio

Il Segretario Comunale

Adempimenti successivi inerenti alla pubblicazione ecc. e all’efficacia

n. …. Registro Pubblicazioni

REFERTO DI PUBBLICAZIONE
Certifico io sottoscritto Segretario comunale su conforme dichiarazione del Messo che copia della presente delibera viene affissa all’Albo comunale per la pubblicazione di 15 giorni consecutivi dal ……. al ……, ai sensi dell’art. 124 t.u.

li ………

IL SEGRETARIO COMUNALE

IL MESSO COMUNALE

 

Modello della struttura formale di Regolamento

Regolamento (1)
[Titolo/Oggetto]

 

Titolo (facoltativo )[numero ordinale in lettere o cifre romane progressivo all'interno della partizione superiore]
[Testo rubrica]

Capo (facoltativo)[numero ordinale in lettere o cifre romane progressivo all'interno della partizione superiore]
[Testo rubrica]

Sezione (2) (facoltativo) [numero ordinale in lettere o cifre romane progressivo all'interno della partizione superiore][Testo rubrica] (3)

Art.(4) [numero cardinale arabo progressivo all’interno di tutto l’articolato] (5) ( [Testo rubrica (6)] )

1. [testo comma] (7),(8),(9),(10),(11),

2. [testo comma]:
a) [testo lettera];
b) [testo lettera].

3. [testo comma]:
a) [testo lettera]:
1) [testo numero] (12);
2) [testo numero];
b) [testo lettera].

4. [testo comma].

 

1) Ogni partizione può contenere due o più delle partizioni inferiori, ad eccezione dell’articolo che può contenere un solo comma. L’intero documento normativo può essere composto di un solo articolo.

2) La sezione si può usare solo come partizione del Capo, ma non da sola.

3) Le partizioni superiori all’articolo vanno usate nel modo seguente: se l’atto è diviso in libri, ogni libro va diviso in parti, ogni parte in titoli, ogni titolo in capi. In altre parole ogni partizione deve contenere almeno due partizioni inferiori e può contenerne più di due.
La regola appare di difficile applicabilità nella stesura dei testi. Ci può essere, ad esempio, la necessità di suddividere un primo Titolo in più Capi, mentre può essere inopportuno o impossibile farlo per un secondo Titolo. Si può quindi ritenere tale regola vincolante per l’uso gerarchico delle partizioni, ma una raccomandazione per quanto riguarda l’inserimento delle partizioni inferiori, in ogni singola partizione superiore. D’altra parte sono frequenti testi con un Titolo I (o i primi due/tre Titoli) suddiviso in Capi e Sezioni e l’ultimo (o gli ultimi) Titoli che non hanno tali suddivisioni. Ciò è dettato dall’organizzazione sistematica del testo normativo che, di solito, nella parti iniziali e centrali (ambito, finalità, definizioni, illustrazione degli istituti e delle procedure) è più ampio e complesso e nelle parti finali ( disposizioni di coordinamento e transitorie) è composto da pochi articoli (per due esempi recenti cfr. d.lgs 5 ottobre 2000, n. 298 e d. lgs 5 ottobre 2000, n. 334).

4) Gli articoli devono essere sempre numerati progressivamente (salvo il caso che modifiche successive determinino vuoti non colmati: in tal caso la numerazione originaria resta ferma e diventa progressiva, ma non continua). Gli articoli vanno contrassegnati nell’intestazione con l’abbreviazione Art. seguita da uno spazio bianco e dal numero cardinale scritto in cifre arabe. Tale regola si osserva anche nel caso di un testo costituito da un unico articolo, che pertanto va contrassegnato come “Art. 1″.

5) Particolari criteri di numerazione di articoli, commi, lettere e numeri sono dettati dagli articoli 67, 68 e 69 del Manuale nel caso di novelle che inseriscono nuovi articoli, commi, lettere e numeri in atti normativi previgenti e sono i seguenti:
67 Numerazione degli articoli aggiuntivi e delle partizioni aggiuntive di livello superiore all’articolo
1. Gli articoli aggiuntivi da inserire con modifiche testuali in testi normativi previgenti, vanno contrassegnati con il numero cardinale dell’articolo dopo il quale essi vanno collocati, integrato con l’avverbio numerale latino (bis, ter, quater, ecc.). Tale criterio va seguito anche nel caso di articoli da aggiungere dopo l’ultimo del testo previgente.
2. Articoli aggiuntivi che debbono essere collocati prima dell’art. 1 di un atto previgente vanno contrassegnati con il numero “01″ (“02″, “03″, ecc.).
3. Gli articoli da inserire con modifiche testuali in testi normativi previgenti, e che si renda indispensabile collocare in posizione intermedia tra articoli aggiunti successivamente al testo originario, vanno contrassegnati con il numero dell’articolo dopo il quale vengono inseriti, integrato da un numero cardinale (l’articolo inserito tra l’1bis e l’1ter diviene quindi 1bis1).
4. Le predette regole si applicano anche nel caso di partizioni aggiuntive di livello superiore all’articolo.
5. Si deve evitare l’utilizzazione di numeri corrispondenti ad articoli abrogati in precedenza.
Anche in caso di articolo unico non recante la numerazione cardinale, gli articoli aggiuntivi sono denominati: ART. 1-bis, ART. 1-ter, e via dicendo (regola presente solo nella circ. Statale del 2001)
68. Numerazione dei commi all’interno delle modifiche testuali.
1. Nelle modifiche testuali recanti sostituzione integrale di un articolo di un atto previgente, nel quale i commi sono numerati, i commi del nuovo testo vanno ugualmente contrassegnati con numeri cardinali. Se invece la modifica testuale inserisce nuovi commi tra due commi del testo previgente, questi vanno contrassegnati con lo stesso numero cardinale del comma dopo il quale sono collocati, seguito dall’avverbio numerale latino (bis, ter, quater, ecc.).
2. Se la modifica testuale aggiunge nuovi commi dopo l’ultimo comma di un articolo, si seguono i criteri suindicati.
3. Se si rende necessario collocare dei commi prima del comma 1, gli stessi vanno contrassegnati con il numero “01″ (“02″, “03″, ecc.).
4. Se si rende necessario (anche se ciò è sconsigliabile) inserire un nuovo comma tra due commi aggiunti successivamente ad un testo previgente, lo stesso va contrassegnato con il numero del comma dopo il quale è inserito, integrato da un numero cardinale (ad es., il comma inserito tra l’1 bis e l’1 ter diviene 1 bis 1).
5. Nelle modifiche testuali riguardanti testi previgenti i cui commi non siano numerati, la numerazione dei nuovi commi va apposta solo quando la modifica testuale sostituisca un articolo intero del testo previgente. Se la modifica testuale inserisce o aggiunge nuovi commi, gli stessi non vanno numerati.
69. Lettere e numeri aggiuntivi
1. Se si rende necessario aggiungere lettere o numeri a testi previgenti, si seguono gli stessi criteri di cui ai numeri 67 e 68.

6) La rubrica dell’articolo è facoltativa, ma in un singolo testo normativo tutti gli articoli devono averla o non averla. Solo la circolare statale 2001 precisa che l’articolo unico (di una legge che contiene un solo articolo) non è mai corredato di rubrica.

7) 1. Ogni articolo si divide in commi. Il comma termina con il punto a capo.
2. Ogni comma può suddividersi in periodi, senza andare a capo. All’interno del comma si può andare a capo solo in caso di suddivisione del testo in enumerazioni contrassegnate da lettere o numeri, ovvero dopo la parte introduttiva (“alinea”) di una modifica testuale (“novella”).
3. In uno stesso articolo i commi vanno contrassegnati con numeri cardinali progressivi (salvo il caso di modifiche successive come nell’ipotesi degli articoli), espressi in cifre arabe, seguiti dal punto.
4. Il comma unico di un articolo va contrassegnato con il numero “1.”.

8) La l. 127/1997 (“Legge Bassanini”) ha introdotto la possibilità di rubricare i singoli commi, inserendo la rubrica al margine destro del testo.

9) La l. 127/1997 (“Legge Bassanini”) ha introdotto la possibilità di rubricare i singoli commi, inserendo la rubrica al margine destro del testo. Tale rubricazione è comunque aggiunta in fase di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Capita sempre più spesso (soprattutto a causa dell’imbarbarimento nella pratica di scrittura dei testi normativi) che anche il comma debba a sua volta essere suddiviso perché contiene elencazioni. Questo spiega perché il comma viene suddiviso secondo questa tecnica: una prima parte (che oggi si propone di chiamare alinea, innovando rispetto al significato di alinea in tempi passati) introduce l’elencazione e termina con il segno di ‘due punti’: si va poi a capo, si opera tipograficamente un doppio rientro (per non confondere questa ulteriore suddivisione con la partizione in commi), si inizia con la lettera a dell’alfabeto seguita dalla chiusura di parentesi; il testo della parte ‘lettera’ termina con un punto e virgola; si va di nuovo a capo, si opera il doppio rientro e si scrive ‘b)’; e così via avanzando nelle lettere ad ogni nuovo a capo, fino ad esaurimento dell’elencazione; se per eccesso di elenco le lettere dell’alfabeto (le 21 lettere dell’alfabeto italiano) non bastano, si ricomincia raddoppiando le lettere(aa, bb, cc, ecc.) o addirittura triplicando (va da sè che il ricorso a tali artifizi è segno di pessima tecnica di scrittura: in principio è segno che sono stati compattati in un solo articolo contenuti che andavano distribuiti in molti articoli. Non si può escludere che sia talvolta necessario suddividere una lettera: in tal caso viene suggerito di usare di nuovo i numeri arabi con una piccola variazione grafica per distinguere questa partizione (che riceve il nome di ‘numero’) dal comma; il numero viene seguito non da un punto ma dal segno di chiusura di parentesi. Coerenza vuole che per il numero il rientro sia triplo[Rescigno, 1998, pag.144]
Alle partizioni formali, descritte da Rescigno dovrebbero corrispondere singole e distinte unità linguistiche concettualmente omogenee. Cercando di sintetizzare si può dire che:
l’articolo dovrebbe rappresentare l’unità funzionale (le sanzioni, le definizioni, ecc.) all’interno dell’atto normativo;
il comma esprimere un unico oggetto o concetto (la definizione di un oggetto, la sanzione relativa ad una fattispecie, ecc.) all’interno dell’unità funzionale;
le lettere e i numeri elencare singole specificazioni dell’oggetto o del concetto espresso dal comma.
Da questo schema si desume che articolo e comma si possono considerare unità linguistiche autonome (tanto e vero che si chiudono con il punto e a capo), mentre lettere e numeri sono, per così dire inglobate, nel concetto che specificano. Per questo motivo lo schema formale ‘comma-lettera-numero-comma successivo’, imposto dalle regole di tecnica legislativa può, a volte, risultare troppo rigido per esprimere concetti complessi. Tipico è il caso della costruzione che richiede di concludere la descrizione dell’unità concettuale dopo averne elencate le specificazioni (ad es. l’oggetto x deve possedere le caratteristiche a), b) e c), ma tali caratteristiche per identificare l’oggetto x sono tutte soggette alla condizione z).

10) Nei riferimenti normativi l’espressione “periodo” è impiegata esclusivamente con riferimento a frasi che terminano con il punto. L’espressione “capoverso” è utilizzata esclusivamente in presenza di novelle. (Circ. statale 2001 art. 7).

11) Il comma deve essere contraddistinto dal numero anche quando è uno solo, mentre non esistono una sola lettera o un solo numero.

12) 1. Le partizioni interne al comma possono essere utilizzate solo per evidenziare una serie di proposizioni di un periodo tra loro coordinate, oppure una enumerazione. Pertanto all’interno o al termine di tali partizioni non possono essere introdotti nuovi periodi prima di passare al comma successivo.
2. Le partizioni interne ai commi sono contrassegnate da lettere minuscole dell’alfabeto. La lettera è seguita dal segno destro di una parentesi tonda. Le partizioni interne ad una lettera sono contrassegnate da un numero cardinale espresso in cifre arabe e seguito da una parentesi. Se le lettere dell’alfabeto non sono sufficienti ad esaurire l’elencazione, si prosegue a lettere raddoppiate e se occorre triplicate.
3. Quando il comma si suddivide in lettere, si va a capo dopo i due punti con cui termina la parte introduttiva (denominata “alinea”), nonché alla fine di ogni lettera che termina con il punto e virgola; non si deve andare a capo all’interno di una lettera, a meno che questa, a sua volta, non si suddivida in numeri, nel qual caso si va a capo sia dopo l’alinea sia alla fine di ogni numero. Ove necessario la partizione prosegue nel modo seguente: 1.1; 1.2; 1.3 …; 1.25, ecc.
4. L’impiego di trattini o di altri segni per contraddistinguere partizioni interne di un comma non è consentito.
5. Ogni partizione inferiore comincia con un “a capo” più interno rispetto allo “a capo” di quella superiore (21*).
6. Per quanto riguarda la continuità e progressività di lettere e numeri si osservano gli stessi criteri validi per articoli e commi.
Le lettere utilizzabili all’interno di un comma sono quelle dell’alfabeto italiano (non quindi le lettere j, k, w, x, y). (previsto solo dall’art. 7 della circ. statale 2001).